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Brevi appunti relazionati presso Pian Grant – domenica 31 agosto 2025

 

Brevi appunti relazionati presso Pian Grant – domenica 31 agosto 2025

1. La nascita del Gruppo Amici della Montagna di Cencenighe

IlGruppo Amici della Montagna” di Cencenighe viene fondato ufficialmente nel febbraio del 1979.
In realtà, già prima di quella data, in Agordino, oltre alla storica sezione del CAI, erano attivi piccoli gruppi spontanei di appassionati: i “gruppi rocciatori” e altri amanti della montagna che condividevano l’interesse comune per l’alpinismo e/o l’escursionismo.

La fondazione del GAM segna quindi il passaggio da iniziative individuali a una realtà strutturata, capace di organizzare attività e di coinvolgere la comunità locale.

Fin dall’inizio il gruppo ha avuto due anime:

  • una alpinistica, incarnata dai fondatori che guardava all’arrampicata e alle imprese in quota;

  • e una ambientale, maturata successivamente, che si è legata strettamente alla prima, fino a diventarne il tratto distintivo.

Un momento nella storia del gruppo fu l’inaugurazione della Ferrata Fiamme Gialle al Monte Pelsa, avvenuta nel giugno del 1981.Questa ferrata era stata pensata già nell’autunno del 1980, quando era  sindaco di Cencenighe Benito Orzes, e fu realizzata  dalle Fiamme Gialle di Predazzo. L’inaugurazione fu accompagnata da una celebrazione religiosa a Pian Grant, officiata da don Costantino De Martin, socio del GAM.

Fu un evento comunitario molto partecipato come dimostrano le foto dell’epoca. Ma quell’anno, il 30 novembre 1980, si verificò il fatto increscioso della morte di Dino Soppelsa, Flademiro Faè e Romeo Rossi che persero la vita per un incidente mentre  raggiungevano il sentiero di Sech” di rientro dalla prima ferrata invernale. Una tragedia che segnò duramente la comunità.



Prima festa del Gruppo Amici della Montagna di Cencenighe a Pian Grant – giugno 1981


2. Brevi cenni sulla colonizzazione del territorio

La Valle del Biois ha una storia di insediamento umano complessa e in parte marginale rispetto ai grandi centri del Veneto.

Non si sono  trovati reperti particolari nei comuni “alti” oltre Listolade, della storica Soprachiusa, ma tracce importanti arrivano dalla toponomastica:

  • suffissi latini come -anus o -anum, che rimandano a epoca romana;

  • ma anche nomi di origine celtica come – ighe, che testimoniano antiche presenze precedenti alla romanizzazione e di attribuzione celtica secondo Giovan Battista Pellegrini.

In epoca romana, l’Agordino era considerato più una zona di pascoli e di utilizzo delle risorse boschive, non un’arteria commerciale. La direttrice privilegiata era quella del Cadore.

L’epoca medievale vide un feudalesimo debole: il potere vescovile fu poco incisivo, mentre il tentativo laico degli Avoscan rimase un episodio fugace. Al contrario, prese forza una fitta rete di piccoli proprietari contadini che vivevano in masi autosufficienti. Questa tradizione di proprietà diffusa e familiare, ancora oggi visibile nel toponimo Mas” di Vallada, portò con sé un estremo frazionamento dei terreni, conseguenza di famiglie numerose e continue divisioni ereditarie. A Cencenighe si ricordano i toponimi “Mas dal Stavol”, “Mas del Tolbèrt”.

La popolazione della valle dovette quindi fare i conti con risorse scarse, calamità naturali, malattie e la dura lotta contro un ambiente non certo facile. Lo spostamento avveniva per motivi economici.

Con l’individuazione di giacimenti minerari il territorio assunse un valore economico maggiore.

I siti minerari più noti furono:

  • le miniere di Valle Imperina

  • quelle del Fursil,

  • e quelle più locali della Val di Gares, di Xaiz

La Repubblica di Venezia concedeva permessi di ricerca e sfruttamento a chi ne faceva richiesta. Non si trattava sempre di grandi miniere, ma spesso di piccoli tentativi di estrazione. Anche a Cencenighe se ne ha notizia con la concessione di investiture a “Zuanne Lazzarini” nel 1666. La “miniera di ferro” nelle pertinenze della Regola di Cencenighe, presso loco detto “Scofàt”, venne invece conferita a “Ser Filippo Crotta” nel gennaio 1673. Si ricorda il toponimo “Pala della miniera”.

3. Aspetti economici

L’economia si sviluppò lungo tre direttrici principali:

  1. pastorizia, con allevamenti che garantivano la sopravvivenza delle famiglie.

  2. sfruttamento dei boschi, sia per legname che per carbone vegetale.

  3. attività mineraria e fusoria, molto fiorente tra Cinquecento e Seicento.

Il carbone vegetale era necessario per l’economia di questo sistema: prodotto attraverso la combustione lenta del legno, serviva ad alimentare i forni fusori. A Cencenighe, oltre a quelle del Monte Pelsa, esistevano numeroseial”, le carbonaie, molte delle quali ancora ricordate dai toponimi: “ial de la polenta”, “ial dei Manfroi”, “ial de Simonat”, “ial de la Pala”, “ial del Bòzol”, “ial del Cuch”.

Nel 1609, il Rettore di Belluno, Francesco Zen, scrisse al Senato Veneto che il nobile bellunese Andrea Miari possedeva a Cencenighe miniere e forni fusori da cui si ricavava ferro per un valore annuo di seimila ducati. Una cifra enorme per l’epoca, che testimonia l’importanza del settore.

Con la dominazione austriaca (1815-1866), i boschi furono sfruttati in modo intensivo: i cippi con la sigla IRMImperial Regie Miniere – delimitavano le aree in cui era concesso il taglio. L’attività dei carbonai, faticosa e specializzata, rimase un pilastro dell’economia legata alle miniere.

Si dice che in paese il  trasporto del carbone avvenisse con le bisacce a dorso di mulo, come testimoniano i ricordi dei Bogo, prima di Alessandro, poi del figlio Raimondo.

Ma lo sfruttamento eccessivo portò a gravi conseguenze: già nel 1880 la Provincia denunciava il disboscamento indiscriminato, e negli anni ’20 il commissario Angelo Volpe lamentava coste completamente spoglie. Da qui la necessità di introdurre politiche di rimboschimento e di valorizzazione della silvicoltura.

Cencenighe in uno scatto del 1898. Si notino i versanti con molta meno vegetazione rispetto ad ora.


Oggi la situazione è capovolta: i boschi hanno riconquistato terreno, fino a diventare protagonisti del paesaggio. Ma la memoria delle antiche carbonaie, dei forni e dei mestieri legati al ferro rimane viva nei toponimi e nei documenti.

Nel 1992, Giorgio Fontanive, su invito del Gruppo Amici della Montagna, realizzò la ricerca “El troi de le iàl” corredata da una carta del percorso delle “ial” del versante del Monte Pelsa.



                                                                                     Luisa Manfroi

               31 agosto 2025


Bibliografia:


- “Cencenighe - Viaggio nei luoghi del passato”, L.Manfroi, 2007

- “I trent’anni del Gruppo Amici della Montagna di Cencenighe”, L.Manfroi, 2009

- “El troi de le ial”, G.Fontanive, Gruppo Amici della Montagna di Cencenighe, 1992







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